venerdì 18 agosto 2017

Gustosità di Neria - PEPERONCINI DOLCI alle ACCIUGHE & SCAMORZA


Peperoni, zucchine, cipolle, melanzane, pomodori, ovvero tutte le verdure estive, sono ottime farcite. Un'idea per un ripieno nuovo e gustoso: le acciughe. Le ho trovate freschissime e ho farcito piccoli peperoni dolci e carnosi per un risultato invitante e goloso. 

La ricetta dei PEPERONCINI DOLCI alle ACCIUGHE & SCAMORZA


Ingredienti per 4 persone 8 peperoncini dolci, 16 acciughe fresche, 80 gr di scamorza dolce, 50 gr di pesto al basilico, 20 gr di pangrattato, 20 gr di parmigiano grattugiato, 1 ciuffo di basilico, olio extravergine di oliva, sale, pepe


Pulire le acciughe privandole della testa, delle interiora, quindi aperte a libro togliere la lisca e la codina. 
Sciacquarle sotto l'acqua corrente, tamponare con carta assorbente e salarle leggermente. 
Lavare i peperoncini e tagliarli a metà. 
Ungere una teglia con un filo di olio, sistemare i peperoncini con la parte aperta verso l'alto e cuocerli in forno caldo per una decina di minuti. Intanto tagliare la scamorza fettine sottili. 
Farcire ogni mezzo peperoncino con un cucchiaino di pesto al basilico quindi aggiungere 2 acciughe alternandole alle fettine di scamorza. 
Spolverizzare la superficie con il parmigiano, il pangrattato ed una macinata di pepe. 
Irrorare il tutto con un filo di olio ed infornare la teglia e cuocere a 180 gradi per una quindicina di minuti. 
Lasciare intiepidire, cospargere i con foglioline di basilico; servire tiepidi, ma anche freddi sono buonissimi. 







Un calice di Pinot Grigio Veneto Igt I Diari, vino bianco fruttato, morbido ed equilibrato accompagnerà egregiamente questa saporita pietanza. Temperatura di servizio 8 - 10 gradi.

Buon lavoro e buon appetito ! Neria Rondelli








giovedì 17 agosto 2017

RIETI - Cuore Piccante


Se si vogliono combattere le alte temperature estive  il consiglio è quello di assumer una bevanda calda e perchè no mangiare piccante ! Rieti è il posto giusto per sperimentare se è vero .... dal 23 al 27 agosto inizia la settima edizione della Fiera Campionaria del Peperoncino.
Organizzata dall'Associazione Peperoncino, il centro storico sarà il Cuore piccante della manifestazione che proporrà , oltre a mostre fotografiche, quattro convegni e soprattutto la possibilità di conoscere dal vivo presso il campo catalogo del centro sperimentale le oltre 800 varietà di peperoncino messe a dimora. I paesi stranieri ospiti di questa edizione sono il Messico e l'Ungheria.
Durante i cinque giorni della manifestazione ci saranno tre serate di show cooking a cura degli chef del Campus Etoile Academy di Rossano Boscolo, il primo Campus della gastronomia italiana con sede a Tuscania (Viterbo) dove si potranno assaggiare anche delle versioni piccanti di pasticceria.
Insolitamente piccante è il titolo dell' appuntamento del 25 agosto in cui verrà alternato l'utilizzo di peperoncini dolci e peperoncini forti nella creazione di piatti che vedranno il peperoncino alla base degli stessi. In città gli Chef Danilo Colaiaquo e Laura Alessi. L'esplosione dal dolce al piccante in un dessert sarà lo show cooking di pasticceria  che lo Chef Rossano Boscolo, terrà il 26 agosto, proponendo la fusione del dolce e del piccante all'interno di un dessert. Il 27 si concluderà la manifestazione con una serata dal titolo A.O.P. Where are you from? che vedrà protagonista la salsa base dell'aglio, olio e peperoncino,  a cura dello Chef Simone De Siato che ne darà una sua versione rivisitata, focalizzandosi sulle diverse varietà di peperoncino, caratteristiche e provenienza.
I dettagli su:www.rieticuorepiccante.net
Livia Elena Laurentino

martedì 15 agosto 2017

ERMAL META - Click di JOANNA MARIONI



Ermal Meta fa tappa a Forte dei Marmi nel suggestivo scenario della storica Villa Bertelli con il suo “Vietato morire tour”.


Il cantautore non si è risparmiato per il suo calorosissimo pubblico, regalando due ore di energia pura, in cui ha cantato alternandosi tra chitarre e tastiera, e proponendo un vasto e apprezzato repertorio, tra ballad e pezzi dal cuore rock. Apprezzatissima l’interpretazione di Amara terra mia di Modugno che tutti hanno ascoltato in rispettoso silenzio.


Come di consueto era presente il suo fanclub con una nutrita rappresentanza, che ha organizzato diverse iniziative corografiche per animare alcuni momenti salienti dell’esibizione a cui Ermal partecipa sempre con affetto.


Meta ha incantato gli spettatori, è arrivato diretto al cuore di tutti con semplicità ed eleganza tipica d’altri tempi.Sul palco con lui Marco Montanari alla chitarra, Andrea Vicentini ai cori e alla chitarra acustica, Roberto Cardelli alla tastiera e pianoforte, Dino Rubini al basso e Emiliano Bassi alla batteria.

Testo e foto by Joanna Marioni






lunedì 14 agosto 2017

Il Prato nel Piatto - La Carlina


Carlina

La carlina è una pianta speciale e rara che incontro solo quando vado in passeggiata sul lago di Pratignana in val Carlina, che ne ha preso il nome; sembra una pianta secca e popola interi prati sulle alture tra il Corno alle scale e il monte Cimone, tuttavia conserva al suo interno la sua freschezza e la sua ricchezza. La trovo bellissima, forse perché collego la sua presenza ai luoghi in altura, luoghi che io amo e che chiamo “i luoghi dell’anima”. Le ho sempre portato un grandissimo rispetto e per la verità, ho sempre creduto fosse una pianta protetta. I vecchi montanari mi avevano raccontato che in passato le persone ne avevano fatto razzia per metterla via a mò di carciofini sott’olio. Così facendo, la carlina aveva rischiato di andare perduta, cosa che spesso accade alle specie spontanee grazie all’ingordigia e all’ignoranza di alcune persone.
Anche se ciò che scrivo potrebbe far gola a qualcuno, vi avviso subito, cresce praticamente in zona parco, e quindi non la si può raccogliere. Andate a trovarla e godete della sua bellezza.
Personalmente l’ho assaggiata solo un paio di volte. L'operazione di "pulitura" richiede attenzione e pazienza. Il centro del fiore una volta tolte le spine e le foglie dure che lo avvolgono, pare un cuore di carciofo e anche il sapore lo ricorda. Io l’ho gustata così al naturale, è gustosa, fresca e succosa, ma per amore dell’ecosistema posso benissimo farne a meno, c’è tanto di cui poter essere felici.
In un dispaccio dell’ Università Statale di Milano, leggo che è una pianta largamente diffusa, non tutelata e che si difende da sola grazie alle numerose spine sul gambo e le foglie. Anche dalle mie liste di piante protette la Carlina non appare, ciò non toglie che occorre averne cura. E resto dell’idea che sia rara, non la vedo ovunque, l’ho incontrata solo un un paio di posti.

La pianta è diffusa in alta quota ed era tradizionalmente utilizzata come "spuntino" per pastori e camminatori nelle ore passate lontano da casa. La carlina cresce su pascoli aridi, luoghi incolti, sentieri, margini dei boschi, e la si riconosce per l’infiorescenza stellata e per le spine disseminate sull’intera pianta. Anche se per forma e sapore assomiglia al carciofo non ha un legame diretto con le varie specie del genere carduus, la carlina fa parte della famiglia delle Asteraceae, anche se alcuni la chiamano carciofo selvatico. Viene chiamata anche carlina bianca, articiochi de monte, pane degli alpini, o dei cacciatori, carlina segnatempo, carciofo di montagna o cardo di S. Pellegrino.
Il nome carlina segnatempo è dovuto al fatto che questa pianta si apre e si chiude a seconda dell’umidità presente nell’aria, e allora la possiamo trovare appesa all’uscio di alcune case in montagna perché basta guardarla per sapere se pioverà o meno, se è chiusa, il mal tempo si avvicina. Che meraviglia la natura! E noi che ci sentiamo superiori ad essa.
I montanari la reputano una pianta di scarsa importanza economica e a volte perfino dannosa per l'economia montana, visto che neanche gli animali al pascolo se ne cibano date le copiose spine, inoltre si propaga senza problemi e molto rapidamente grazie all'abbondantissima produzione di semi. Alle api piace molto, difatti la carlina è una buona mellifera dai fiori eduli.

C’è chi la tramanda come golosità, va pulito il cuore interno del fiore e tagliato sottile. È ottimo consumato crudo in insalata e condito in agro. Oppure saltato in padella aglio e prezzemolo. La carlina è ricca di inulina, uno zucchero digeribile anche dai diabetici e quindi ottima da trattare come di dolce. 
Si racconta di una ricetta golosa fatta con le sue radici  che vanno tagliate a rondelle e private della parte interna legnosa, per essere utilizzate come canditi da ricoprire di cioccolato.
Mi è stato detto che le foglie secche o essiccate riescono a cagliare il latte, quindi, rappresentano un ottimo sostituto del caglio animale, al pari del gallium, del latte di fico, dell’acqua della Fratta.
Una leggenda narra che l’imperatore Carlo Magno ebbe una visione nella quale un angelo gli consigliò di somministrare ai suoi soldati un preparato di questa pianta per guarirli dalla peste. Probabilmente, la carlina, deve il suo nome a questo evento. Inoltre, veniva coltivata nei giardini dei monasteri perché considerata un antidoto ai veleni. La radice, ridotta in polvere veniva usata per lenire il mal di denti, o fumata per curare la scabbia, vesciche e piccole piaghe. Era considerata un buon amuleto contro il malocchio e ogni malattia. La medicina popolare tramanda il suo utilizzo per diversi utilizzi. La radice ha proprietà diaforetiche, diuretiche, amaricanti, digestive, carminative, purganti, cicatrizzanti, sudorifere e febbrifughe. Ma credo che le sue qualità più importanti siano legate alla bellezza di cui la carlina è portatrice, consiglio a tutti voi di recarvi in alta quota e osservare la sua capacità di colonizzare interi pascoli. Le sue fioriture sono meravigliose e pare essere catapultati in luoghi senza tempo, o in un tempo lontano.


Bene, siam giunti alla fine, “stretta è la foglia,
larga è la via, dite la vostra che io ho detto la mia”. 
Così diceva la mia nonna Tecla, 
mia maestra d’erbe e di Vita.
Vi abbraccio forte, Beatrice Calia, l’Erbana.

sabato 12 agosto 2017

RENATO ZERO - Click by Joanna Marioni


Renato Zero ha presentato lo scorso 29 luglio il suo Zerovskij, solo per amore nel suggestivo Teatro del Silenzio sulle lunari colline di Lajatico.
Uno spettacolo imponente che ha visto sul palco 100 musicisti, professori d’orchestra, coristi e attori.


In scaletta 19 brani tratti dal suo ultimo lavoro, il doppio album Zerovskij solo per amore in aggiunta ad alcuni classici tratti dal suo repertorio più pop, comunque sempre funzionali alla complessa e impeccabile sceneggiatura che Renato ha voluto per questo show che celebra i suoi 50 anni di carriera: nel 1957 usciva infatti “Non basta mai…in mezzo ai guai”, il suo primo 45 giri.


Renato propone uno spettacolo incredibile che supera le aspettative di tutti , anche dei suoi fan più accaniti. Un viaggio interiore, un’introspezione umana e artistica davvero intensa. Romanze e ballate in cui ritroviamo tutta la poetica e la melodia della tradizione zeriana e che affrontano i classici temi della vita, dell’ odio, dell’amore, del tempo e della morte.


Poesia, alta musica, drammaturgia e cultura pop il tutto condito da un sapiente senso artistico con l’amore che rappresenta l’elemento di trait d’union.
Un ospite d’eccezione, Andrea Bocelli, nato e vissuto in questi incantevoli luoghi e giunto a cavallo all'appuntamento, ha presentato e introdotto con affetto e stima l’amico Renato.


I prossimi appuntamenti con Zerovskij , solo per amore sono l’1 e 2 settembre all’Arena di Verona e l’8 e il 9 al Teatro Antico di Taormina. Testo e foto di Joanna Marioni

venerdì 11 agosto 2017

Gustosità di Neria - RIFREDDO di VITELLO & SALUMI


Ricetta estiva, ideale per il buffet di ferragosto, che può essere preparata senza tanta fatica anche un giorno per l’altro e si conserva perfettamente nel frigorifero. La pietanza è un classico della cucina emiliana; io l’ho preparata con qualche variante rispetto la ricetta originale codificata e depositata in camera di commercio, ma il risultato è lo stesso gustoso e saporito… un concentrato di bontà, da provare.     

La ricetta del RIFREDDO di VITELLO & SALUMI
Ingredienti per 8 persone 800 gr di fesa di vitello, 400 gr di prosciutto cotto affettato in 4 grosse fette, 400 gr di mortadella affettata in 4 grosse fette, 150 gr di parmigiano reggiano grattugiato, 4 uova, pepe
Foderare con carta forno uno stampo da plum-cake di circa 20 cm x 5 cm. 
Appiattire le fette di vitello con un batticarne finché avranno preso la forma dello stampo. Tagliare in dimensioni uguali anche le fette dei salumi. 
Sbattere le uova con 50 gr di parmigiano. 
Riempire lo stampo da plum-cake alterando la carne con i salumi e cospargendo ogni strato con il parmigiano, una spolverata di pepe e un poco del composto di uova fino ad esaurire tutti gli ingredienti. 
Premere per compattare e coprire con carta forno. 
Cuocere a bagnomaria in forno a 180 gradi per circa un'ora e mezza. 
Al termine togliere la carta da forno, raccogliere in una tazza il liquido che si sarà formato e capovolgere lo stampo su un piatto da portata, coprire con un tagliere, mettere un peso e lasciare raffreddare. 
Unire l'altro liquido emesso a quello della tazza e metterlo in frigo a rassodare; diventerà una gelatina da servire insieme al rifreddo. 
Riporre anche il rifreddo in frigorifero per alcune ore. 
Tagliare a cubotti il RIFREDDO di VITELLO & SALUMI e servire con la gelatina a parte ed una insalatina mista. 
Nella morbida e grassa delicatezza di questa pietanza,  i sapori dei salumi si fondono a quello della carne.
Per questo la scelta del vino da abbinare è quella di un rosso dai tannini delicati, dai profumi di frutti rossi maturi e violetta, morbido e fresco come Barbera Colli Bolognesi Doc Lodi e Corazza.
Temperatura di servizio 16 -18 gradi.

Buon lavoro e buon appetito! Neria Rondelli







lunedì 7 agosto 2017

Il Prato nel Piatto - La Portulaca


La Portulaca "porcellina"

La Portulaca è un’erba spontanea che cresce intorno a noi in maniera molto generosa e copiosa. È facilmente reperibile in campagna, ma anche in città dove mi è capitato di vederla ricoprire interi marciapiedi. Viene considerata infestante per la sua diffusione in giardini ed orti, dove può ricevere acqua, e qui cresce carnosa e gonfia. È bellissima.
È un’ erba grassa, e per le sue molteplici proprietà nutritive viene chiamata amabilmente porcellina o porcellana, erba dei porci o porcacchia. Mi è stato raccontato che viene chiamata anche “erba fratesca” dato che veniva donata ai frati mendicanti. Linneo, per il modo in cui si apre il frutto contenente i semi, l’ha chiamata “Portulaca oleracea”. Portula significa piccola porta, oleacea pianta coltivata. Ciò è molto interessante, ci svela che un tempo la portulaca veniva coltivata, e quindi in passato era parte del nostro “paniere” alimentare.
Da qualche anno è diventata una star nell’ambiente spontaneo, forse per le recenti pubblicazioni inerenti le sue notevoli proprietà nutrizionali e medicamentose, o perché gira voce che Gandhi abbia detto che grazie a lei sarebbe possibile debellare la fame nel mondo.
Questa “super erba” è diffusa ovunque, e la si può coltivare anche su terrazzi e balconi. Potreste essere fortunati e riceverne in dono qualche semino dagli amici uccellini che vivono con noi in città e si nutrono degli abbondanti semi che la portulaca è in grado di produrre. Mi è capitato che ne “seminassero” alcuni nei vasi del mio terrazzo. Potete immaginare la mia gioia quando ho visto la portulaca prosperare tra le mie piante. Cespi che si aprono a raggiera, ricchi di fusti crussolenti adornati da piccole foglioline allungate dall’intenso colore verde e dalla consistenza carnosa, e tanti piccoli fiori di colore giallo che possono variare sul rosso, che quando diverranno frutto saranno pieni zeppi di piccolissimi semi.
Sul banco ortolano delle mie care amiche dell’associazione “SemiLune”, le ragazze che per settembre organizzano la festa “Erbacce&Dintorni” a Bracciano, ho potuto notare che vendono anche la portulaca assieme alle verdure da loro coltivate, ed è sempre molto richiesta.
Credo che tutti conosciamo di vista quest’erba straordinaria, forse però non la conosciamo per nome. Cominciamo con il porre attenzione a quei cespuglietti verdi che crescono ovunque fra le crepe dei marciapiedi o ai margini delle strade che calpestiamo distrattamente ogni giorno. Insieme, stiamo andando alla scoperta del vasto mondo delle piante mangerecce, oggi tocca alla portulaca.
Data la ricchezza di acqua biologica, potassio, magnesio e vitamina C della portulaca, e al fatto che ci mette giorni, a volte anche settimane, ad appassire, in passato veniva utilizzata dai marinai come pianta anti scorbuto molto preziosa durante i periodi lunghi di imbarco e navigazione.
Il popolo per alcune cose mantiene viva la memoria. E la portulaca in questo viene in aiuto. Difatti da recenti studi è emerso che la portulaca sia il vegetale più ricco omega 3 preziosissimi per la memoria, l’orientamento spazio-temporale, l’attenzione, la fluidità di parola e la velocità di elaborazione dei dati. Dato che questa “erbetta” migliora le nostre performance mentali, può rappresentare una mano santa per chi non mangia il pesce come me, perché mangiando questa pianta, riceveremo la quantità di omega 3 necessaria per la salute del nostro organismo.
Fra tutte le “malerbe cittadine”, la portulaca è probabilmente una tra le erbe mangerecce più conosciute. Tutte le sue parti sono commestibili: foglie, fiori, semi e fusti. Il suo sapore salato e acidulo, la rendono pregiata da mangiare. 

La trovo ottima aggiunta ad una insalata mista:

1- Essendo una succulenta è adatta per la preparazione di un insalata estiva dissetante. Si aggiungono le foglioline di portulaca ben lavate a un’insalata di pomodori, cetrioli e cipolle rosse. Insalata che vi consiglio di condire con un trito di capperi, origano e basilico freschi, e un dressing a base di olio evo, un pizzico di sale di Cervia e il succo di un limone bio.

2 - Un’altra insalata golosa potrebbe essere composta da pomodori multicolor tagliati a pezzettini e ingentiliti con grani di pannocchia fresca, sbollentata, salata e sgranata, olive taggiasche denocciolate, un trito di basilico fresco e nocciole tostate e la croccante portulaca. Provate questa composizione condita con olio, sale fino integrale e limone, o acidulato di humebosci.

C’è chi utilizza la portulaca ridotta in crema spalmabile, personalmente non amo questa versione, perché la sua ricchezza di mucillagine per i miei gusti la rende troppo “gel-osa” e flaccida.
Se avete avuto l’accortezza di serbarne i piccolissimi semi, potete utilizzarli interi oppure macinati, aggiunti all’impasto del pane o al gomasio per renderli ancor più saporiti e nutrienti.
Da tenere ben a mente è il fatto che quest’erba va utilizzata cruda se vogliamo trarne vantaggio. Così le vitamine e i sali minerali restano inalterati, mentre con la cottura andranno distrutti.
Se avete tempo da dedicare alle provviste invernali, potreste pensare di creare un agro di foglie e rametti più teneri di portulaca da conservare sott'aceto o in salamoia. In estate, la portulaca è talmente diffusa che vi consiglio di mangiarne copiosamente, in inverno, invece, potrete gustarla aggiunta ad antipasti o contorni, se avrete avuto l’accortezza di prepararla da mettere in dispensa con gli eccessi dell’orto: conserve, marmellate, sottaceti, fermentati, oli, verdure e frutta secca, ecc.

Madre Natura si prende cura di noi con la sua bellezza e la sua ricchezza, ricambiamo prestandole attenzione e cura, ciò benedirà noi e Lei.

Bene, siam giunti alla fine, “stretta è la foglia,
larga è la via, dite la vostra che io ho detto la mia”. 
Così diceva la mia nonna Tecla, 
mia maestra d’erbe e di Vita.
Vi abbraccio forte, Beatrice Calia, l’Erbana.

sabato 5 agosto 2017

ANNALISA nei Click di Joanna Marioni


Si è appena conclusa la quattordicesima edizione del Festival Gaber, dedicato all'indimenticabile Giorgio, cantautore, commediografo, regista teatrale, attore teatrale e cinematografico italiano tra i più influenti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra, nonché chitarrista di grande valore, tra i primi interpreti del rock and roll italiano.


Organizzato dalla Fondazione Gaber, con il patrocinio della Regione Toscana e in collaborazione con le amministrazioni comunali coinvolte nella manifestazione, sin dalla prima edizione attira migliaia di spettatori.


Gli obiettivi principali della Fondazione Gaber sono la divulgazione la valorizzazione della figura e dell’opera dell’artista”, un messaggio senza tempo, sempre attuale, rivolta particolarmente alle fasce di pubblico più giovane.


La manifestazione artistica ha visto realizzarsi 27 applauditissimi eventi in 8 comuni: Livorno, Marciana Marina, Marina di Vecchiano, Montecatini Terme, Pistoia, Prato e Stazzema e Camaiore, quest’ultimo ha avuto un ruolo centrale ospitando 13 serate del Festival, in quanto luogo in cui Gaber aveva scelto di vivere fin dagli anni ottanta.


Tra i numerosi ospiti anche Annalisa, giovane raffinata cantautrice italiana. Lorenzo Luporini, nipote di Giorgio, ha intervistato in modo piacevole e accattivante Annalisa facendo emergere inediti aspetti umani e personali dell’artista, il suo impegno nel conciliare i suoi studi in ingegneria con la sua forte e irrinunciabile passione per la musica.


La cantautrice ligure si è poi esibita interpretando magistralmente Non insegnate ai bambini  e La parola Io, indimenticabile e emozionante omaggio al Signor G
Ha poi regalato al numerosissimo pubblico presente nella suggestiva Piazza San Bernardino i suoi successi.Intensa, sensibile, sagace ha conquistato il cuore, la simpatia e il consenso dei presenti.


Testo e foto di Joanna Marioni