lunedì 31 luglio 2017

Il Prato nel Piatto - Le More


Le more, nere morose.

Ah le more, che meraviglioso dono della natura! Il loro nome dal latino “ruber” significa rosso, e difatti i frutti prima di maturare sono come acini composti da tanti granelli fitti fitti e rossi raccolti in grappoli.
Voglio presentarvi questo portento della natura. Il rovo appartiene alla famiglia delle Rosaceae come il melo, il pero, il mandorlo, il pesco e l’albicocco. Se vi troverete a passeggiare per i boschi in primavera potrete vedere la bellezza dei rovi ricoperti di piccole rose a cinque petali bianchi-rosati, sono bellissimi. I suoi frutti maturano in piena estate, generalmente tra inizio luglio e metà settembre. In questi giorni di calura estiva mi ritrovo spesso a passeggiare ai bordi dei boschi che prosperano vicino a casa mia, e camminando, ogni volta che incontro questa pianta meravigliosa la ringrazio. Essa è composta da grandi cespugli spinosi che è meglio evitare per non riempirsi di graffi e punture, ma quando ci sono i succulenti frutti, per procurarsi un buon raccolto si sfidano gli aculei e si pregustano le golose more.Le more sono un frutto più o meno sferico, composto di piccoli frutti tondi aggregati tra loro, detti drupole, e quando sono mature hanno dei chicchi gonfi e neri ricchi di fibre e di piccolissimi semini. Sono buonissime, dal caratteristico gusto dolce-acidulo. Andate a fare una scampagnata muniti di cestino e coglietele dai rovi. Vi consiglio di cogliere le more mature e di evitare quelle che crescono ai bordi delle strade polverose o con molto traffico, la bellezza della loro raccolta sta anche nel passeggiare immersi in natura.
Da raccoglitrice-custode della terra quale sono, rammento sempre a tutti di tenere conto, durante la raccolta, che Madre Natura non produce solo per noi. Lei si mostra in tutta la sua abbondanza e ricchezza perché anche agli uccellini e agli altri animaletti non deve mancare mai il nutrimento. Consiglio vivamente di raccogliere solo ad altezza braccia, dove non arriviamo pazienza, non arrampichiamoci e non rompiamo la pianta, ciò che rimane è per i nostri amici animaletti, senza di loro non avremmo nulla in Natura! Quindi non comportiamoci da ingordi saccheggiatori, ciò che la Natura offre è per tutti i suoi figli, umani e animali. Gli animaletti selvatici garantiscono la biodiversità, è grazie a loro che noi possiamo ancora concederci il lusso di andare per erbe, fiori, funghi e bacche.
Questi frutti che accompagnano molti di noi sin dai tempi della nostra fanciullezza, grazie al buon contenuto di potassio e di acqua (88%), hanno proprietà idratanti, depurative, diuretiche, antireumatiche e dissetanti. Come tutti i frutti di bosco, la mora è un frutto dalle straordinarie proprietà antiossidanti perché contiene antocianine e flavonoidi, ed è ricca di vitamine, fibre e minerali.
Tutte le parti della pianta di rovo sono tradizionalmente utilizzate per preparazioni medicinali. Radici, germogli, fiori in bocciolo e foglie, inoltre, sono utilizzate per curare infiammazioni della bocca e delle gengive. I tannini che si estraggono dalla sua radice hanno effetto astringente, specialmente sulle mucose del tratto digestivo, per cui il tè preparato dalla radice di mora può essere usato per trattare la diarrea o altri disturbi intestinali. Invece, con il succo di mora si può ottenere un colorante viola naturale, ma i frutti sono così preziosi e buoni che io preferisco mangiarmeli.
Troviamo questa pianta anche a livello omeopatico, è un rimedio naturale per curare mal di gola, emorroidi e diarrea. Durante la mia ricerca, ho letto che fin dai tempi più antichi si consigliava la masticazione di foglie di more in caso di problemi alle gengive, ma occhio alle spine... Oggi, invece, le foglie di rovo vengono utilizzate in erboristeria per tagliare le altre tisane, costano poco, oppure come ingredienti per tisane e decotti per curare dolori derivanti da ulcere gastriche.
Le more, una volta colte vanno lavate per ripulirle da eventuali polveri e residui lasciati dai piccoli animaletti golosastri che amano scorrazzarci sopra. Sono ottime da mangiare, consumate da sole o aggiunte nello yogurt o nel gelato. Tradizionalmente vengono usate per fare marmellate, farcire torte, preparare gelatine, o per arricchire macedonie. Il sapore della mora cotta è inconfondibilmente unico.
Ricetta della mia marmellata che amo chiamare A.Morosa. 
Raccogliete mezzo chilo di more nere, ben mature, lavatele insieme ad un limone bio di cui utilizzeremo anche la buccia, preparatevi un cucchiaino di agar agar e pesate 250 gr di zucchero di canna integrale chiaro. Passate more e limone all’estrattore .
Mettete il succo ottenuto in una pentola con lo zucchero.
Fate cuocere per qualche minuto fino all’arrivo del bollore, aggiungete l’agar che avrete disciolto in un mezzo bicchiere di acqua, poi unite i due liquidi mescolando a frusta con cura. Fate sobbollire per qualche minuto, aumentate i tempi o la dose di agar se la volete più densa, e poi invasate calda la vostra A.Morosa in vasetti sterilizzati. Chiudere bene con gli appositi coperchi e capovolgeteli in modo che vadano sottovuoto. Et voilà, la golosità è pronta. Meravigliosa da utilizzare come accompagnamento alla bavarese di mandorle, o per farcire una crostata, o da gustare la mattina su una fetta di pane o nella crema tipo budwig. Io la adoro anche da sola, mi rammenta l’estate e le belle passeggiate nei boschi. È una conserva meravigliosamente golosa.
ATTENZIONE : il consumo delle more deve essere limitato da chi sia predisposto ad episodi di diarrea, a causa del loro alto contenuto di fibre e da chi soffra di problemi intestinali come la diverticolite.


Bene, siam giunti alla fine, “stretta è la foglia,      
larga è la via, dite la vostra che io ho detto la mia”! 
 Così diceva la mia nonna Tecla,
 mia maestra d’erbe e di Vita.
Vi abbraccio forte, Beatrice Calia, l’Erbana.




sabato 29 luglio 2017

OMAR PEDRINI - Click di Joanna Marioni


Omar Pedrini, il “guerriero” ex Timoria, incarna da sempre gli stereotipi del rocker bello e dannato, capelli lunghi, tatuaggi, orecchini, tour interminabili, un uragano di energia e generosità artistica sul palco.
E’ di nuovo in tour per presentare il suo ultimo lavoro Come se non ci fosse un domani, uscito a tre anni da Che ci vado a fare a Londra?.



L’album, che contiene dieci brani intensi, racconta la sua “terza vita” o “terzo tempo” (come nel rugby di cui è appassionato), iniziati dopo l’ultimo intervento a cuore aperto del 2014.  E’ dedicato ai più piccoli e ai giovani ai quali Omar si rivolge per dare delle dritte, una sorta di “manuale del saper vivere ad uso delle nuove generazioni”, stile anni settanta, dove li invita a prendere in mano il loro futuro e impegnarsi per fare sentire la loro voce.


Come se non ci fosse un domani vanta preziose collaborazioni: Ian Anderson dei Jethro Tull, Noel Gallagher e la Royal Albert Hall Orchestra.


Il concerto di Sesto Fiorentino, nell’ambito della manifestazione CampiBeerFestival 2017, è stato un concentrato di adrenalina, emozioni e grandissima musica rock.


Testo e foto di Jaonna Marioni

venerdì 28 luglio 2017

GUSTOSITA' di NERIA - TORTA di PANE, POMODORI & ZUCCHINE



Pane e pomodoro, due ingredienti semplici e poveri ma dal sapore unico e che rendono l'estate più profumata. Insieme danno vita a panini golosi, primi piatti croccanti e ripieni speciali... Tutto dal gusto irresistibile. Con pane di semola leggermente raffermo ho preparato una torta saporita e golosa da servire al momento dell'aperitivo.

La ricetta della
TORTA di PANE POMODORI & ZUCCHINE
Ingredienti per 6 persone 6 fette di pane di semola leggermente raffermo, 2 pomodori ramati, 500 gr di zucchine, 1 piccola cipolla di Tropea, 4 uova, 100 gr di panna fresca, 80 gr di parmigiano grattugiato, 50 gr di Emmental grattugiato, 2 cucchiai di pangrattato, 2 cucchiai di basilico tritato, 5 cucchiai di olio extravergine di oliva, sale, pepe

Sbattere le uova con panna , sale, pepe. Inzuppare il pane, sgocciolarlo e rivestire uno stampo da forno di 22 centimetri di diametro foderato di carta forno. 
Infornare per 10 minuti a 200 gradi. 


Tritare finemente la cipolla in una padella con olio extravergine di oliva; aggiungere le zucchine grattugiate, un pizzico di sale e continuare la cottura per qualche minuto. 
Farle raffreddare e mescolarle alla miscela di uova rimasta il parmigiano reggiano grattugiato meno 1 cucchiaio che servirà per i pomodori e l' emmental tritato. 





Versare il composto nello stampo di pane precedentemente preparato; sistemare sopra i pomodori affettati e cospargere con una miscela di pangrattato, il parmigiano rimasto, il basilico tritato , sale e pepe. 
Irrorare con un filo di olio e infornare a 180 gradi per 50 minuti circa. 
Servire la TORTA di PANE POMODORI & ZUCCHINE tiepida con un calice di Rosè 10 +, Lambrusco dell'Emilia Rosato Azienda Ronzoni. Questo delicato e fresco spumante dal colore rosato intenso è ottenuto da Lambrusco Salamino e Marani; delicato e fresco con sentori floreali, leggero e sapido è uno spumante perfetto per l'aperitivo, ideale con gli antipasti e pietanze di pesce. Temperatura di servizio 8 - 10 gradi.
Buon lavoro e buon appetito ! Neria Rondelli












mercoledì 26 luglio 2017

Scuola di Alta cucina a cura di CNA a Bologna


Bologna Life Style, 
la neonata scuola di Alta Cucina Italiana, creata da CNA Bologna insieme ad Ecipar presenta il primo Corso Superiore di Cucina Italiana.
L'obiettivo è quello di permettere ai giovani di essere in condizione d'iniziare un'attività puntando soprattutto sulla "maestria"della professione, iniziando da un' approfondita conoscenza della filiera.
Il primo corso inizierà il 25 ottobre e terminerà il 20 marzo per un totale di 600 ore suddivise equamente tra esercitazioni pratiche in aula e stage presso importanti ristoranti bolognesi.
Le lezioni si terranno tutti i giorni dalle 9.00 alle 18.00
Le iscrizioni sono aperte da alcuni giorni e per ulteriori informazioni si potrà consultare il sito Il corso che costerà 5000 € è destinato ai diplomati della scuola alberghiera, giovani che hanno almeno 2 anni di esperienza o che hanno frequentato almeno due anni di tecniche di base di cucina.
Sei grandi maestri di cui 5 chef Michele Cocchi - Idee di cucina, Mario Ferrara- Ristorante Scacco Matto, Massimiliano Mascia - Ristorante San Domenico, Aurora Mazzucchelli - Ristorante Marconi, Max Poggi - Ristorante Massimiliano Poggi e Paolo Carati maitre e sommelier della Trattoria al Caminetto d'oro.
In seguito sono i progetto anche corsi monografici di specializzazione e/o per amatori.
Le iscrizioni sono aperte da alcuni giorni e per ulteriori informazioni si potrà consultare il sito www.bolognalifestyle.it  oppure contattare Ecipar Bologna.
Livia Elena Laurentino

martedì 25 luglio 2017

CONSOLI, GAZZE' & SILVESTRI insolito trio per COLLISIONI FESTIVAL - Click by Joanna Marioni



Il 14 e 15 luglio l’inedito trio Carmen Consoli, Max Gazzè e Daniele Silvestri, il tris d’assi del cantautorato italiano si è esibito in una maratona-concerto di oltre cinque ore, nella suggestiva cornice del borgo antico di Barolo. nell’ambito  dell'edizione 2017 del Festival agrirock Collisioni.


Un concerto unico che ha visto i tre cantautori esibirsi in trio nella parte iniziale, per poi alternarsi sul palco accompagnati dalle proprie band per tre set solistici. per concludere insieme in un finale spettacolare con le tre band riunite per un totale di ben 24 musicisti sul palco.


La piazza stracolma di gente ha cantato ballato e apprezzato l’originale performance confermando l’affetto e la stima per i tre artisti.



Emozionante il finale “Absolute beginners” di David Bowie dedicato con affetto, riconoscenza nostalgia a Gianluca Vaccaro, l’amico ingegnere del suono recentemente scomparso.

























 Testo e foto di Joanna Marioni



lunedì 24 luglio 2017

IL Prato nel Piatto - La NEPITELLA

La piccola Nepitella


La Nepetella Satureja Calaminta, altrimenti erroneamente detta Mentuccia, è un’erba aromatica molto simile alla santoreggia caratterizzata da un lieve odore di menta. È tutta piccina, foglie piccole e ovali, con piccoli fiori delicati dalla caratteristica forma a bocca tipica delle Labiate, fiori che variando dal bianco al rosa sbocciano in estate. Nepete era il nome di un’ antica città etrusca, ora odierna Tuscia laziale.
Quest’erba è diffusa in quasi tutta l'Italia, specialmente nelle zone montane, nei boschi, nei luoghi freschi. Non è difficile scovarla, basta cercarla, anzi è lei che ci chiama quando le passiamo accanto. Basta sfiorarla appena perché lei rilasci il suo caldissimo e penetrante profumo. In un attimo inonda il largo raggio che la circonda, appena la si sfiora o appena il sole scalda le sue piccole foglioline, rilascia la sua ricchezza di O.E. (olio essenziale). Non ama il ristagno d’acqua, per questo tende a diffondersi in terreni con una lieve pendenza. Quanto è meravigliosa la natura? Abbiamo tanto da imparare da lei.
La nepitella non deve essere confusa con la Mentha pulegium, che in alcune zone d'Italia viene chiamata mentuccia, ma che non corrisponde alla nepetella bensì alla cosiddetta menta romana.

La mia nonna utilizzava la nepitella per curare le piccole escoriazioni che mi procuravo in continuazione da piccina, quando esplorare ogni cosa riguardasse la natura era il mio sport preferito. A pensarci, non son cambiata molto da allora, son solo invecchiata. La nonna prendeva delle foglie fresche di nepitella, le pestava e le metteva sulla parte interessata in caso di sbucciatura o ferita. Piccola e portentosa, vero?
Ecco quindi un’altra pianta selvatica molto spesso ignorata, della quale in pochissimi ne conosciamo le proprietà terapeutiche. In erboristeria è utilizzata essiccata in taglio tisana, regolarizza l'intestino e aiuta a mantenere il benessere dell'organismo. Utile in caso di depressione, di insonnia e di dolori mestruali. Al tempo stesso, le viene confermato un discreto potere eccitante, tanto che può provocare tachicardia, quindi prudenza. In caso di influenza è utile per facilitare la sudorazione e per calmare la febbre, è espettorante e antispasmodica. La nepitella è anche un rimedio efficace contro le vertigini, chi l’avrebbe mai detto! Utile in caso di flatulenza e debolezza di stomaco, aiuta la digestione e stimola le funzioni epatiche, efficacissima contro le itterizie. Dopo i pasti facilita la digestione e contrasta la formazione di gas nell’intestino. Difatti viene utilizzata in campo liquoristico, e si vocifera che se usata per aromatizzare il vino unita alla cannella, ai chiodi di garofano e alla vaniglia, il vino divenga speciale e con proprietà afrodisiache, oltre che digestive.

Inutile dire che basterebbe osservare gli animali che brucano la nepitella per accorgersi che assumono un aspetto più vivace, e quindi se fa così bene a loro... ho letto da qualche parte che un tempo si aggiungeva qualche ramoscello di nepitella nel secchio della mungitura per preservare il latte appena munto perché considerata un buon disinfettante, alla pari del timo e dell’origano. Importante è non abusarne, in un vecchio testo si legge che “...le fronde pestate e applicate sulla natura delle donne provocavano i mestrui e ammazzano le creature”. Come per le spontanee in genere, sarebbe meglio l’accortezza di non assumerla durante la gravidanza in quanto in dosi eccessive può causare l'aborto.
Mi è stato anche insegnato che questa è l’erba che fa innamorare, e quindi ben venga in cucina. Provatela, una volta gustato il suo sapore non la guarderete mai più allo stesso modo. Può essere adoperata in vari modi. Piccola, ma in grado di dare un tocco veramente speciale ai nostri cibi. Ottima per preparare un dressing aromatico da utilizzare sulle verdure cotte e crude, ve la consiglio.
Tante preparazioni regionali menzionano la nepitella. Spesso sostituisce la menta. Indicata per gli zucchini, coi funghi, per la pappa al pomodoro ,per insaporire i carciofi o le frittate, nelle misticanze, o nel pesto dell’Erbana per accordare le altre aromatiche . Non mi stancherò mai di dirvi che le erbe aromatiche coi loro profumi e aromi, creano sapori unici, e molte ricette acquisiscono, grazie a loro, l’unicità che le contraddistingue, queste erbette danno la svolta in cucina. A riprova vi riporto un proverbio che dice "La panzanella non è bella se non c'è la Nepitella" , e sapete perché? Perché crea equilibrio tra l’amaro del cetriolo e la solanina dei pomodori, dona profumo, e per di più aiuta la digestione del glutine del pane, insomma è piccola, ma meravigliosa direttrice d’orchestra come tutte le aromatiche.


Ecco la ricetta del dressing alla nepitella
: in una bottiglietta di vetro emulsionare olio Evo, acqua, sale, pepe e un trito di foglie e fiori di nepitella, agitare la bottiglietta e utilizzare questo condimento sulle verdure.
Curioso sapere che la nepitella è una pianta molto cara alle api che la bottinano con piacere, ma piace molto anche ai gatti che amano sdraiarvisi sopra, e spesso la mangiano per curare i dolori di stomaco.
Gli antichi credevano avesse proprietà curative contro il morso dei serpenti e degli scorpioni, credenza derivata dal fatto che “Nepa” dal latino significa serpente. 
Fermatevi ad osservarla in natura, capirete tante cose a suo proposito.

Bene, siam giunti alla fine, “stretta è la foglia,      
larga è la via, dite la vostra che io ho detto la mia”!  Così diceva la mia nonna Tecla,
 mia maestra d’erbe e di Vita.
Vi abbraccio forte, Beatrice Calia, l’Erbana.

sabato 22 luglio 2017

NICCOLO' FABI - Click di Joanna Marioni


Il 13 luglio Niccolò Fabi e la sua musica sono stati i protagonisti del Pistoia Blues.
Il cantautore romano infatti da giugno sta calcando i più importanti palchi estivi con il suo tour Diventi inventi 1997 - 2017.


Nel 1997 usciva infatti il suo primo album Il giardiniere con cui otteneva da subito un buon riscontro di critica e pubblico, e con questo brano Fabi apre il suo concerto nella affollatissima e suggestiva Piazza Duomo.
Un’ occasione imperdibile.


Niccolò si svela al suo pubblico per raccontare dal vivo il suo percorso artistico e musicale di vent’ anni di carriera.
Oltre due ore di spettacolo, di musica d’autore, di emozioni, di intimismo, di riflessioni, di tentativi molto ben corrisposti di coinvolgere gli spettatori.


“Una somma Di piccole cose”, “Rosso”, “Le Chiavi di casa”, “Il negozio di antiquariato”, “Una buona idea”, “Vento d’estate”, “Lasciarsi un giorno a Roma” alcuni dei brani proposti, per chiudere con “Capelli”.


Niccolò si mostra grato e riconoscente, verso l’accoglienza che Pistoia e i suoi numerosi fans gli hanno riservato. Testo e foto di Joanna Marioni