lunedì 29 maggio 2017

Il Prato nel Piatto - La MELISSA


La melissa è una pianta che si fa notare per il suo dolce profumo. Cresce in pianura come in montagna, e seppure spontanea, è anche facile da coltivare sia in vaso che in giardino. Ama le zone ombrose e le fasce lungo le siepi. Fa parte della famiglia delle labiate come il rosmarino, la salvia, il basilico, la lavanda, ecc.
Durante le mie passeggiate primaverili, quando scorgo le prime piantine che spuntano sul ciglio della strada, sono felice, la sua presenza allieta il mio cuore. Adoro farne dei mazzi da regalare, noto che le persone la ricevono con grande piacere.
Come fare a riconoscerla? Assomiglia vagamente all’ortica, ha una forma gentile, armonica e delicata, di color verde tendente lievemente al giallo, foglie tonde e dentellate, lucide e non vellutate, e profuma di limone. Provate a strofinare con delicatezza le sue foglie senza strapparle, lei lascerà in maniera copiosa il suo delicato profumo di limone sulle vostre dita. Pare quasi una menta con foglie dentate, ma il profumo è limonoso, importante notare come questa pianta mostri delicatezza e forza al tempo stesso.
In primavera e in estate potrete raccogliere le sue foglie da essiccare per l'inverno da utilizzare in tisana, che potrà essere preparata con l'aggiunta di scorza di limone o arancia, una vera sciccheria. La melissa è considerata una vera e propria erba del relax, come la passiflora, la malva e la camomilla con ottime proprietà calmanti e sedative, utili in caso di tosse, raffreddore e influenza.

La melissa è una pianta officinale nota anche come erba limone, e dal greco significa miele.. difatti il profumo della pianta attira le api. Nell'antica Grecia l'appellativo '' Melissa'' veniva usato per le donne considerate particolarmente sagge e ricche di virtù, tra le quali le Sacerdotesse dei misteri di Eleusi e di Efeso che in alcuni rituali lavavano mani e bocca col miele: la lingua perchè le parole fossero pure, le mani perchè le azioni fossero giuste.

E’ anche chiamata pianta di Venere perché le sue proprietà curano e prevengono in modo particolare problemi femminili, dai dolori premestruali agli stati ansiosi. L’idrolato di melissa lo si può usare come tonico per il viso e per risciacquare i capelli. Nel caso di punture di insetti ponete alcune foglie, appena colte, sulla parte dolente, ne trarrete sollievo. Si dice che una tisana di melissa assunta con regolarità ogni mattina, rinvigorisce l'organismo, rafforza la mente e allontana la malinconia.
Le foglie di melissa hanno un aroma delicato e naturalmente dolce, un profumo fresco, agrumato, ricordano il limone e la menta insieme. In cucina potete utilizzarne le foglie fresche nelle misticanze, per aromatizzare le salse, le marmellate e i dolci. La si usa nei gelati, nei biscotti, per gustose tisane, negli aceti o negli oli aromatici. Si sposa molto bene con il coriandolo fresco di cui ne mitiga l'aroma troppo intenso. Quando non è fresca, quest'erba perde molte delle sue virtù. La trovo meravigliosa abbinata alla lavanda e alla camomilla per realizzare dei cuscini che favoriscano il buon sonno; al rosmarino o al timo invece per la preparazione di cuscini balsamici e tonificanti.


Galeno e Paracelso la consigliavano per i disturbi psichici perché allevia le inquietudini e le tristezze del cervello. Avicenna nell’XI secolo le attribuiva “la meravigliosa proprietà di rallegrare e confortare il cuore”, ideale soprattutto per lenire la malinconia e superare i momenti più critici della vita. Carlo Magno ne ordinò la coltivazione nel giardino di ogni monastero del regno, in modo da averne sempre in abbondanza e Paracelso la definì elisir della vita, le attribuiva il potere di far rivivere anche il malato più grave..

La melissa è definita da sempre un'amica dell'umanità, le vengono riconosciute proprietà antispasmodiche che la rendono indicata in caso di indigestione, crampi addominali e mestruali, ma anche antinfiammatorie, ed è utilizzata nella cura di molti disturbi tra cui anche l’ Herpes simplex.

Per le sue proprietà sedative e calmanti è utile in caso di ansia e stress. È un ansiolitico naturale che aiuta a favorire il riposo notturno.. Seda la tosse e abbassa la febbre, elimina le tossine presenti in noi svolgendo un'azione antibatterica grazie alla presenza di acido caffeico e acido rosmarinico. Fa digerire, apre il cervello, rimuove il batticuore, le immaginazioni e le fantasie, è il più polare antispasmodico cui ricorrere nei momenti infelici dell'esistenza. Di lei si dice che riesce a regolare la funzionalità tiroidea in caso di ipertiroidismo. È un vero toccasana per la pelle sensibile e arrossata: lenisce prurito, bruciore e riesce a cicatrizzare e ad accelerare la guarigione delle lesioni della pelle, anche quelle lasciate dall'acne, gli erboristi consigliano di diluire due gocce di olio essenziale in un cucchiaio di olio evo da applicare sulle zone colpite. Vi consiglio di evitare l'applicazione se la pelle è particolarmente irritata.
                                                                                                                                                               
Durante i miei corsi amo raccontare che l' “acqua di melissa” è stata inventata dai carmelitani scalzi francesi nel 1611 per calmare i bollenti spiriti delle suore che poverine facevano una vita un po’ pesante.. l'acqua di melissa era rinomata per la sua efficacia per un gran numero di disturbi, sia fisici, sia nervosi. Usata per curare l’ ipereccitabilità, il nervosismo l'insonnia, si preparava macerando melissa, limone, angelica, cannella, garofano, noce moscata e coriandolo, veniva usata anche come tonico e sedativo negli attacchi isterici e nelle convulsioni. Per le sue proprietà antispasmodiche era un rimedio popolare a cui facevano ricorso tutte le classi sociali nei momenti critici della loro vita.

RICETTA  dell' ACQUA di MELISSA: si prepara con 150 gr di melissa fresca, la scorza di un limone bio, 15 gr di cannella, 15 gr di chiodi di garofano, 15 gr di polvere di noci moscate, 5 gr di radice di angelica e 5 gr di coriandolo. Il tutto viene bollito per cinque minuti in mezzo litro di acqua, si aggiungono tre cucchiai di zucchero di canna chiaro e poi si lascia raffreddare. Solo da freddo vi si aggiunge mezzo litro di grappa,la si mette in un vaso chiuso ermeticamente e la si espone al sole per circa tre settimane. Lasciate macerare, agitando il vaso due volte al giorno. Una volta filtrata si conserva in bottiglie ben chiuse.

È un ottimo calmante, facilita le digestioni difficili, combatte le nausee ed il vomito, ridà colore alla faccia nei frequenti mal d'auto o di mare. Ho letto che si consigliava di prenderne un cucchiaino da caffè diluito in un po' d'acqua prima dei pasti principali. Anticamente era molto usata per diversi scopi quando, l’assenza di farmaci tradizionali, la rendeva quasi insostituibile per ottenere alcuni effetti salutari. Contribuisce al rilassamento e al benessere mentale e a favorire il normale tono dell’umore.

Quante magiche proprietà possiede una piccola erba verde che se non fosse per l’odore meraviglioso passerebbe inosservata! Che meraviglia la Natura!!


Bene, siam giunti alla fine, “stretta è la foglia, 
larga è la via, dite la vostra che io ho detto la mia!!” 
Così diceva la mia nonna Tecla, mia maestra d’erbe e di Vita. 
Vi abbraccio forte, Beatrice Calia, l’Erbana.

sabato 27 maggio 2017

BANDABARDO' - il 1514° concerto nei click di Joanna Marioni


Quasi un quarto di secolo di attività , i Bandabardò infatti compiranno 25 anni di carriera nella primavera del 2018, consumata sui palchi d'Italia e all'estero. 10 album in studio e altri sette all'attivo per la rock -folk band fiorentina che si è esibita lo scorso 19 maggio a Prato per il concerto n° 1514 !


Ogni live della Bandabardò è un occasione per fare festa, ballare, cantare e condividere buoni sentimenti.

La loro musica, le loro danze frenetiche e ritmate, le loro coinvolgenti ballate, le loro storie, la loro energia accomunate da un piacevole e trasparente senso di condivisione. generano un concentrato di emozioni incontenibili.


Le canzoni del repertorio della band fiorentina si presentano come una collaudata miscela di poesia, allegria, ritmo e passione, che da sempre il pubblico apprezza.


Una solida e insostituibile realtà musicale italiana, che ha saputo da sempre contaminare con eleganza e sagacia influssi folk-pop-rock alternandoli sapientemente di volta in volta a testi di sostanza o più volutamente leggeri.

Il vero cuore della band batte forte dal vivo con l’inconfondibile voce di Enrico Greppi “Erriquez”, Alessandro Finazzo “Finaz” alla chitarra, Marco Bachi“Donbachi” al basso e contrabbasso, Andrea Orlandini “Orla” alla chitarra, Alessandro Nutini “Nuto” alla batteria, Jose Camon Caraballo Armas "Ramon" alle percussioni e tromba e Federico Pacini alle tastiere e alla fisarmonica.
Testo e foto di Joanna Marioni ph

venerdì 26 maggio 2017

CANTINE APERTE 2017 - 27 & 28 maggio

I vini di alcune delle aziende che partecipano a Cantine Aperte 2017 Emilia Romagna 

Quest'ultimo fine settimana di maggio sarà contrassegnato da una miriade di iniziative che si diffonderanno nella campagne di tutt'Italia per omaggiare il vino e i suoi produttori.
Si celebra infatti la 25esima edizione di Cantine Aperte, la manifestazione che ogni anno porta i cultori del vino e anche solo eno - appassionati a visitare le aziende vitivinicole. In Italia saranno più di un migliaio le cantine che hanno aderito anche quest'anno, all'iniziativa organizzata dal Movimento Turismo del vino, che in questa occasione ha lanciato una nuova iniziativa  chiamata Amici del Movimento per aggregare gli artigiani locali  e tutti coloro che si occupano di prodotti tipici che valorizzano il territorio. In particolare l'iniziativa riguarda l' Emilia Romagna, dove saranno circa una sessantina le cantine, tra piccole e medie, che si contraddistinguono per essere a conduzione familiare, che si impegneranno per offrire agli ospiti - visitatori non solo la degustazione dei propri vini ma anche innumerevoli proposte gastronomiche, accompagnate da momenti musicali, mercatini di artigianato locale e tutto quello che può rendere piacevole e allettante una due giorni all'insegna dell'accoglienza e del buon vivere. Livia Elena Laurentino

Gustosità di Neria - QUICHE MEDITERRANEA con ACCIUGHE & CAPPERI


Un suggerimento per preparare una torta salata saporita e gustosa dal sapore mediterraneo con pomodori, acciughe e capperi. E’ una quiche buonissima anche fredda, perfetta per l’aperitivo ma va benissimo anche come antipasto; è ideale per un buffet o da mettere nel cestino del picnic.



La ricetta della QUICHE MEDITERRANEA 
con ACCIUGHE & CAPPERI
Ingredienti per 6 persone 1 rotolo di pasta brisé pronta, 1 cipollotto fresco, 10 pomodorini datterini, 250 di provola, 100 ml di panna fresca, 2 uova, 6 filetti di acciuga sott'olio, 1 cucchiaio di capperi, origano, sale, pepe, olio extravergine di oliva
Tritare il cipollotto e soffriggerlo con un filo di olio; tritare la provola. In una terrina mescolare il cipollotto con la provola, la panna, le uova, un pizzico di sale, pepe a piacere. 



Stendere la pasta brisé in una teglia di cm 24 oppure in 6 piccole teglie mono porzione da 10 cm l'una; coprire con carta e fagioli secchi e cuocere in forno caldo a 180 gradi per 15 minuti. 


Togliere il guscio di pasta brisé dal forno, farlo raffreddare poi versarvi il composto al formaggio preparato precedentemente. 
Ricoprire la superficie con i pomodorini tagliati a fettine; insaporire con l'origano e completare con le acciughe e i capperi. 
Cuocere in forno a 180 gradi per 20 minuti circa. 
Servire la QUICHE MEDITERRANEA con ACCIUGHE & CAPPERI tiepida o fredda al momento dell'aperitivo o come antipasto. 
Per un piacevole aperitivo servire un calice di Olè Podere Dell'Angelo (Rn), un vino bianco fresco e gradevolmente frizzante, adatto ad ogni momento della giornata ed ė particolarmente indicato per pietanze estive leggere. 
Temperatura di servizio 8 -10 gradi.
Buon lavoro e buon appetito! Neria Rondelli     





lunedì 22 maggio 2017

Il Prato nel Piatto - Il SAMBUCO



Prezioso sambuco 
Ogni volta che si parla del sambuco, qualcuno salta su dicendo che però bisogna stare attenti a non confondersi.. .e tutte le volte io mi stupisco, come si fa a confondere il sambuco con l'ebbio? 

Provo a raccontarvi come vedo io le due piante. Il Sambuco può essere un piccolo arbusto o un albero che può raggiungere anche dimensioni molto grandi, forte, legnoso ma flessibile, molto ramificato già alla base. Lo caratterizza il colore della sua corteccia, grigio-bruna picchiettata da tante piccole lentiggini rialzate. L’Ebbio è una pianta erbacea con fusto centrale verde e dritto, slanciato verso l’alto, non molto alta, non è ramificata e si capisce benissimo che non è un alberello! L’ebbio cresce sempre in grandissima compagnia, mi capita di vederne spesso ampie distese, tanti ebbi sull’attenti con le loro foglie appuntite.. Durante la fioritura il Sambuco sviluppa grossi ombrelli bianchi che contengono tante diverse infiorescenze raggruppate insieme, ombrelli disseminati in tanti punti della pianta in maniera casuale, ma ordinata, una fioritura sorprendentemente intensa e generosissima, pare la rappresentazione della ricchezza tanto son fitti questi fiori dal bellissimo colore bianco, e secondo me è un piacere stare a guardarlo e godere del suo profumo soave e rassicurante; l’ebbio invece ha solo una o al max 3 infiorescenze rivolte al cielo nella parte superiore della pianta, puzzetta un po’, e spesso i suoi fiori lattiginosi all’ interno hanno dei dettagli violetti. Guardandolo si capisce che l'ebbio è tossico, prestate attenzione, è praticamente impossibile sbagliarsi!!
Penso che il Sambuco sia una pianta meravigliosa, e quando è in fiore è più facile essere sicuri del fatto che trattasi proprio di un sambuco, e allora organizzatevi per una raccolta copiosa, questo albero è molto generoso e ci può donare tanto bene, ma occorre trattarlo con gentilezza e rispetto. Quando incontro gli incantevoli alberi di sambuco carichi di “padelle” composte da una miriade di piccoli fiori stellati profumatissimi, il mio cuore si riempie di gioia. Questa pianta fiorisce da aprile a giugno e durante la sua fioritura potete notarla facilmente perché quando i sambuchi decidono di fiorire, le rive e i boschi si riempiono di meravigliose macchie bianche. Quando ho l’onore di incontrarne un’esemplare, la sua presenza mi rasserena. Non stupitevi delle mie parole, quando passi buona parte della tua vita in compagnia del mondo vegetale diviene “normale” dar retta alle sensazione che ogni “creatura” suscita nel tuo animo. Gli antichi celti onoravano il sambuco come albero della guarigione usandolo nei riti per guarire i malati, era simbolo di rinascita e rinnovamento. La trovo una pianta fenomenale, i suoi fiori son quasi magici per la loro bellezza e per il profumo che inebria l’aria.
Oggi voglio raccontarvi come mi lascio aiutare da questa meravigliosa pianta. Utilizzo i suoi fiori per fare un profumatissimo sciroppo, dopo di che diverranno l’ingrediente principe della schiaccia dell’Erbana, e se ho avuto la fortuna di trovare una fioritura cospicua essiccherò qualche corolla da conservare, per poi utilizzarla come infuso antinfluenzale invernale, o per farcire golosissime crostate pere e sambuco o per rifare schiaccia e sciroppo se durante l’anno avrò desiderio di ripranzare in compagnia di questa meravigliosa pianta. Bene, mettiamoci all’opera!

Cercate un bell’albero carico di fiori e raccoglietene senza lasciar nuda la pianta.
Giunti a casa col vostro bottino di candidi fiori bianchi, immergete 12 infiorescenze in 1 litro d’acqua, possibilmente di sorgente, con 1 limone bio a pezzi, e fate macerare per 24 ore.
Filtrate, pesate il succo e unitelo allo zucchero (1: ½). 
Poi mettetelo sul fuoco e portate a bollore, lasciando sobbollire finchè non comincia ad addensare. 
Lo sciroppo è pronto da invasare. Custoditelo tra le conserve più preziose.
Si conserva a lungo, bevetelo diluito. Servite in belle caraffe accompagnato da fresche foglioline di menta o di erba di san Pietro. E’ una bevanda tipica del nord Europa, è un rimineralizzante che disseta. I fiori filtrati non andranno buttati, scartate i limoni, e utilizzate i fiori per impastare una bella schiaccia ai fiori di sambuco. Il polline del sambuco ha proprietà fermentative, quindi per impastarla occorre poco lievito. Queste ricette le potrete trovare descritte minuziosamente sul mio sito. Vi avverto, una volta assaggiato il sambuco non se ne potrà più fare a meno, è una pianta che incanta!
CURIOSITA’ - Tutte le parti della pianta sono fortemente velenose per la presenza di cianuro, fanno eccezione i fiori, usati per preparare sciroppi, frittelle o pani aromatizzati (Marradi è famosa per le sue schiacce) e le bacche mature, raccolte in autunno, dal sapore aspro e intenso che vengono utilizzate per fare conserve unite alla mela, o per aromatizzare liquori. 

Al sambuco gli si attribuiscono poteri magici capaci di proteggere dall’oscurità, ecco perché nell’antichità questo albero era sempre presente nei siti rurali o nei monasteri. Albero sacro da sempre, al quale vengono attribuiti gli epiteti più altisonanti: “Nostra Signora” o “Madre Sambuco” tra i celti, e “Albero di Holle” tra i germani. Quest’ultimo nome richiamava la leggenda nordica secondo cui una magnifica fanciulla dai capelli color dell’oro abitasse l’albero di sambuco. Ella amava questo albero soprattutto se cresceva vicino a sorgenti e fiumi, cascatelle e ruscelletti, in cui poteva bagnarsi come una ninfa dei boschi. 
La misteriosa fanciulla non era altri che Holda, la Regina delle Fate e Dea nordica, la quale poteva apparire in queste vesti affascinanti, ma poteva anche mostrarsi nella guisa di una strega terribile, la splendente e luminosa Madre, ma anche Signora del regno sotterraneo. Naturalmente era vietato sradicare o tagliare la pianta, e bruciare la stessa avrebbe recato una grave offesa alla Dea che si sarebbe sì vendicata.. In Austria veniva chiamato “Farmacia degli Dei” e la tradizione contadina imponeva di inchinarsi 7 volte al cospetto di una pianta di sambuco in riconoscimento delle potenti virtù di cui può farci dono: fiori (depuranti), frutti (per raffreddori), foglie (per impacchi per la pelle), corteccia (intestino), radici (gotta), resina (lussazioni) e germogli (nevralgie), inoltre dal soffice legno dei giovani rami svuotati del midollo si ottenevano fischietti o flauti ai quali si attribuivano poteri magici capaci di proteggere da sortilegi e magie. Difatto il suo nome deriva dalla parola greca sambuché che sta ad indicare uno strumento musicale.


Bene, siam giunti alla fine, 
“ Stretta è la foglia, larga è la via,
dite la vostra che io ho detto la mia!!”
Così diceva la mia nonna Tecla,
mia maestra d’erbe e di Vita.
Vi abbraccio forte, Beatrice Calia, l’Erbana.

domenica 21 maggio 2017

Sabato 27 maggio a Bologna Raffaella Isidori insegna come “riconciliarsi con internet”


Che il mondo viva e ruoti intorno ad internet, ormai è assodato tuttavia nonostante ci si “adegui” qualcuno ancora oggi ha qualche idiosinchesia con questo rapporto.
Ecco che qualcuno viene in nostro soccorso !
Parte da Bologna il tour de “The Skill Nursery”, Il Vivaio delle Competenze, con il primo seminario condotto da un' esperta in comunicazione: Raffaella Isidori.
Dopo il lancio ufficiale del progetto ad Orvieto lo scorso Aprile, Raffaella dedica a Bologna, con una giornata full immersion dedicata a chi "soffre" di Antipatia Digitale e vive la gestione della propria comunicazione online con "più disagio del dovuto”
Raffaella si occupa di design della comunicazione da quasi 30 anni e insegna Brand Design e Comunicazione di Marketing Integrata all’Accademia di Novara. Oltre a lavorare con clienti internazionali su progetti di branding e comunicazione, segue manager e imprenditori come coach creativo e come consulente.
"Il digitale è una lingua, — scrive Raffaella — e come con una lingua che ci è straniera, non "saperla in automatico" è assolutamente naturale. In fondo abbiamo fatto anni di scuola per imparare a leggere e scrivere correttamente la nostra madrelingua... quindi aspettarsi di "dover saper parlare digitale" senza alcuna formazione (come autodidatti o attraverso un'esperienza formativa) è ingenuo e crea aspettative impossibili da raggiungere ... e la conseguente, frustrante, delusione."




















È osservando queste dinamiche che Raffaella ha pensato di creare occasioni formative modellate proprio per i non-nativi digitali, per chi ha delle remore quando deve aprire un browser o interfacciarsi con il backend di FaceBook o di WordPress. Per chi vuole – magari deve – ma "non ci capisce" e sviluppa quella (nota) forma di Antipatia Digitale e con una modalità semplice e un approccio empatico (e simpatico) riesce sempre a trasferire le informazioni, a rendere i suoi clienti (e i suoi studenti) più consapevoli e a rendere la "lingua digitale" un po' meno antipatica ;)
Sabato 27 sarà una giornata dedicata a chi deve (o vuole) utilizzare Internet e i Social Media per il proprio lavoro ma che “soffre” di #AntipatiaDigitale. Una giornata di formazione vedere con più chiarezza e consapevolezza come comunicare e usare al meglio tutti gli strumenti a nostra disposizione.
Il corso ha un costo molto contenuto: 120€ per una giornata full immersion, e per chi si iscrive entro Martedì 23 Maggio, c’è l’opzione Early Bird, a 100€ - per maggiori informazioni e per acquistare i biglietti: info@vivaiodellecompetenze.it
Il corso si terrà Fermo Immagine - Punto di documentazione, Sabato 27 Maggio, alle 9.15  In Via Faenza 2 a Bologna 

https://www.facebook.com/pg/VivaioDelleCompetenze/posts/



sabato 20 maggio 2017

Mario Lavezzi a Pietrasanta by Joanna Marioni



Mario Lavezzi, noto compositore e produttore discografico, è stato ospite della terza ed ultima serata di “Musica, Parole e due risate” condotta da Gene Gnocchi.


Il cantautore milanese, guidato dalla pungente e incalzante ironia di Gene ha ripercorso la sua carriera di autore, cantando i brani che portano la sua firma e resi celebri da alcune tra le più note voci del panorama musicale italiano: Fiorella Mannoia, Loredana Bertè, Anna Oxa, Fausto Leali, solo per citarne alcuni.


Ha raccontato la sua attività di produttore, con l’album “Immobile” di Alessandra Amoroso e “Più di te” di Ornella Vanoni e la recentissima collaborazione con Alexia.


Ha intrattenuto il pubblico con curiosi e piacevoli aneddoti, aprendosi con semplicità, schiettezza, simpatia e autoironia.


Una serata piacevole all’insegna della buona musica d’autore e della sagacia di Gene.


Si è conclusa dunque con Mario Lavezzi, la rassegna ideata e realizzata da Franca Dini, che al Teatro Comunale di Pietrasanta ha riscosso un grande successo.

Testo e foto di Joanna Marioni Ph

venerdì 19 maggio 2017

Gustosità di Neria: FARROTTO al TRIPLO POMODORO & MANDORLE 


Questa che ho preparato oggi è una pietanza gustosa a base di farro condita con una saporita salsina e arricchita da una dadolata di formaggio e granella di mandorle.
Il risultato ... Un primo piatto completo, molto leggero indicato per chi vuole rimanere in forma senza rinunciare a mangiare piatti gustosi.


La ricetta del FARROTTO al TRIPLO POMODORO & MANDORLE 


Ingredienti per 4 persone 250 gr di farro Pedron, 200 gr di pomodorini datterini, 1 tazza di salsa di pomodoro al basilico, 8 pomodori secchi, 10 foglie di basilico, 4 filetti di acciuga, 30 gr di mandorle, 100 gr di gruviera, sale, olio extravergine di oliva,


In una capiente pentola portare a bollore abbondante acqua salata e lessare il farro per 5 minuti, scolarlo e rimetterlo sul fuoco aggiungendo la salsa di pomodoro; continuare la cottura per altri 5 minuti a fuoco dolce mescolando delicatamente.
Condire il farro con un filo di olio e lasciarlo poi raffreddare in una ciotola. Tagliare a pezzetti i pomodorini datterini e condirli con un pizzico di sale ed un filo di olio.
Tritare grossolanamente le mandorle e tagliare a cubetti il formaggio.
Aggiungere al farro precedentemente lessato, i pomodorini conditi, le mandorle e il formaggio. Tritare anche il basilico, aggiungerlo al farro e mescolare.
 Creare ora una salsa con le acciughe, i pomodori secchi ammorbiditi, un filo di olio e qualche cucchiaiata di acqua. 
Frullare tutti gli ingredienti fino ad ottenere una salsa cremosa e saporita;condire con questa il farro.




Servire il FARROTTO al TRIPLO POMODORO & MANDORLE con un filo di olio extravergine di oliva, ed una macinata di pepe a piacere. 
In abbinamento propongo un calice di San Severo Rosato Dop, L' Antica Cantina. Questo vino rosato è ottenuto da uve di Montepulciano vinificate in bianco. Ha un colore rosa con piccoli riflessi violacei e profumi sono delicati con sentori di frutta. Al palato è morbido ed equilibrato. Questo è un vino ottimo da accostare a tutte le pietanze e soprattutto ad antipasti leggeri. Temperatura di servizio 8- 10 gradi
Buon lavoro e buon appetito ! Neria Rondelli

giovedì 18 maggio 2017

BOLOGNA Città del Vino per una notte



Per una notte Bologna sarà ancora una volta la "città del vino" grazie alla quarta edizione di WINE CITY NIGHT 2017, la manifestazione, organizzata da AMO - Associazione Mescitori Organizzati, patrocinata dal Comune e da Confcommercio Ascom, che per una notte anima il centro storico alla moda dei biassanot... Dalle 19 alle 23.30 tredici locali offriranno un percorso eno-gastronomico per le vie della città con l'obiettivo di diffondere la cultura del buon bere, senza eccessi e del buon cibo.
In ogni locale ci sarà la possibilità di incontrare e approfondire la conoscenza delle cantine e dei loro artefici per un percorso che comprende il territorio italiano dal nord al sud.
L’associazione intende promuovere il patrimonio enologico e agroalimentare italiano, con particolare attenzione alle piccole realtà artigiane che si dedicano alla produzione biologica e biodinamica del vino, valorizzando i vitigni autoctoni.

Saranno presenti realtà grandi e piccole sempre all'insegna
della qualità e per l'edizione 2017 anche un ospite straniero ovvero l'UOU, consorzio di vignaioli sloveni il cui obiettivo è quello di salvare vigneti abbandonati e il patrimonio di storia e tradizione che essi rappresentano.

I locali aderenti sono:
ACCA’ VINERIA                
ALCE NERO BERBERE’          
CAMEO
CAMERA A SUD
CANTINA BENTIVOGLIO
ENOTECA ZAMPA
MILES
SARAVINO
SETTETAVOLI
TEMPESTA
VIA CON ME
VINERIA ALLE ERBE
VINERIA FAVALLI
 Tutte le info  su www.amo.bo.it   Livia Elena Laurentino

mercoledì 17 maggio 2017

In teatro BARBARI di e con Silvia Franco dal romanzo "Aspettando i barbari" di J.M. Cotzee

Max Persiani Ph
Emozionante, intensamente onirico,
provocatorio. 
Lo spettacolo BARBARI di Silvia Franco, che dirige sé stessa e i compagni di palcoscenico Andrea Carnevale e Fabrizio Pezzoni, non può lasciare indifferenti e profondamente toccati: è un viaggio sensoriale nell’evoluzione della specie, da animale con animo umano a uomo con comportamenti bestiali.
Ispirato dal romanzo “Aspettando i barbari” di J.M. Cotzee, l’azione prende forza dalla violenza del sopruso perpetrato da uomini sull’uomo, nell’errata convinzione che la società civile debba sempre prevalere su quella nomade e primitiva.
Nei tre quadri della rappresentazione i personaggi, perfettamente creati dagli interpreti, offrono meditazioni su come l’uomo nel tempo sia riuscito a perdere il senso della misura, spesso confondendo i ruoli di torturatore e vittima. E anche grazie alla danza, che permette di comunicare con più sensibilità le emozioni, lo spettacolo raggiunge il nostro intimo: un percorso sul senso del tragico che mette a nudo le pulsioni umane.
Nel finale ipnotico si racchiude tutta inadeguatezza della nostra vita nei corpi danneggiati dalla tortura, ma anche la speranza che l’esperienza produca una memoria e un ricordo utile a migliorarsi.
Un allestimento semplice, ma inteso, che ancora una volta trasforma il teatro in luogo di ricerca, riflessione, eleganza, libertà totale di espressione.
“Non serve gridare tanto nessuno ti sente” si dice, ma forse serve gridare proprio perché qualcuno possa sentire.
Andrea de Nisco regista teatrale